ATELIER GIULIACARLA CECCHI

Da piccola bottega a punto di riferimento internazionale nel campo della moda. È stata Giuliacarla Cecchi (1913 -2005) nata a Capalle, piccola frazione in provincia di Firenze a creare il celebre atelier fiorentino, oggi portato avanti dalla figlia Pola. Nata da una casalinga e da un fabbricante di cappelli di paglia, Giuliacarla ereditò dal padre le grandi abilità intellettuali e manuali, che avevano portato l’uomo a ricevere anche la medaglia d’oro al lavoro per i suoi “canotti” (copricapo in paglia da uomo).
Dopo la morte del padre la fabbrica di cappelli chiuse. Diventata grande Giuliacarla, non ancora ventenne, iniziò un apprendistato nella sartoria “Cappuccini” di Firenze e, dopo solo cinque lezioni dette vita alla sua sartoria, affermandosi prima in provincia, successivamente in città e ben presto in tutto il mondo. Con il passare del tempo e soprattutto a partire dagli anni ’70 le si aprirono i grandi mercati esteri ed in particolare gli Stati Uniti, il Giappone ed i Paesi Arabi e divenne uno dei punti di riferimento dell’haute couture mondiale. La vena creativa della famiglia Cecchi è quindi passata ai figli di Giulia Carla: Marzio e Pola. Il primo, ancora giovanissimo, si è affermato come architetto nel mondo, fino alla sua tragica scomparsa in America. La seconda ha portato avanti le aziende di famiglia, caratterizzandole con la propria personalità.


L'INTERVISTA DI LISA CIARDI A POLA CECCHI

L’artigianalità è il suo marchio di fabbrica. Un sigillo di qualità che non è mai stato intaccato dai processi di omologazione e standardizzazione. La stilista Pola Cecchi, titolare e responsabile dell’atelier di fama internazionale Giuliacarla Cecchi di Firenze, tiene alto il nome dell’azienda della madre alla quale è riuscita, negli anni, a dare spunti e orizzonti nuovi.

Una capacità, la sua, che non ha trovato applicazione solo nell’abbigliamento: all’inventiva nella moda, Pola è infatti riuscita a unire un altro talento di famiglia, la creatività applicata all’arredamento e al design.


Dottoressa Cecchi, nonostante la fama mondiale della sua maison ha sempre voluto mantenere un legame stretto con la sartorialità, l’artigianalità, l’hand made… Come mai questa scelta?
“Credo in una haute couture pensata e plasmata in base al carattere e al fisico di chi la indossa. Questo è il servizio che diamo ai nostri clienti e che continua a riscuotere grande successo. Abbiamo ovviamente una clientela particolare, molto esigente che si avvicina all’abbigliamento con una specifica filosofia: il piacere e il gusto di portare capi altamente specializzati e creati a per la propria personalità”.

Lei è un punto di riferimento della haute couture, ma si occupa anche di arredamento. Come riesce ad abbinare questi due mondi?
“Innanzitutto, con lo studio Most porto avanti il lavoro di mio fratello Marzio, noto architetto prematuramente scomparso; lo studio è dunque molto legato alla sua storia personale e creativa. Il nostro obbiettivo, oggi, è interpretare la personalità dei clienti e tradurla nell’arredamento di una stanza o nello stile di un’intera casa. In fondo si tratta di un processo creativo molto simile a quello che porta a concepire un abito. È solo più intrigante e complicato, perché nell’arredare un immobile si devono interpretare le esigenze ed i desiderata di più persone”.

Pensa che, in futuro, questo modo altamente personalizzato di lavorare continuerà a trovare spazi ed estimatori?
“Personalmente mi impegno perché accada. Cerco costantemente di trasmettere ai giovani le mie esperienze, il mio sapere e la passione che ho per la moda perché, anche per loro, l’artigianalità sia il valore eccezionale su cui puntare, una caratteristica che rende unico il made in Italy”.

Le sue creazioni sono alla prestigiosa Galleria del Costume di Firenze e hanno sfilato in gran parte del mondo. Quali sono state per lei le soddisfazioni più grandi?
“Per me è sempre una grande emozione sia la presentazione di una nuova collezione come di una sfilata o del look che creo per una singola persona ; quando mi accorgo dell’entusiasmo suscitato dal mio lavoro è, sempre, la “grande soddisfazione” e accolgo questo entusiasmo con stupore e gioia".

Qual è il suo legame con la città di Firenze?
“Amo mantenere uno stretto legame con la mia città, cerco di essere attiva nella vita associativa fiorentina. Devo dire che la città mi ha sempre ricambiato, sia per il mio lavoro che per questo impegno, Quest’anno, non a caso, ho ricevuto anche il titolo di “ Paiolante d’Onore” dall’Antica Compagnia del Paiolo fondata nel 1512, uno dei riconoscimenti più antichi e prestigiosi di Firenze. È stato davvero un grande onore".

Quali sono i suoi prossimi progetti?
“Amo promuovere i giovani e voglio continuare a lavorare nella formazione. Nel 2014, ho lanciato un bando di concorso internazionale per celebrare i cento anni dalla nascita di mia mamma, riunendo a Firenze studenti da ogni parte del mondo. I vincitori, oltre alla borsa di studio, hanno avuto la possibilità di confrontarsi fra loro e di conoscere di persona il polo fiorentino della moda. Visto il successo, ho deciso di rendere questo premio un evento annuale”.